martedì 30 luglio 2013

Brewdog - Dead Pony Club



La Dead Pony Club è una birra che rientra nello stile chiamato “Californian Pale Ale”: si tratta di una ramificazione dell’ American Pale Ale, che a sua volta prendono spunto dalle “Ale” inglesi, utilizzando però ingredienti americani. E’ una birra che deve la sua forza all’ uso di una generosa quantità di luppoli aromatici con una media carbonatazione.

Si mostra con un colore ambrato lievemente torbido e una schiuma bianca, fine e compatta ma non molto persistente

I luppoli usati Simcoe, Citra e HBC dominano la scena  con delicate note di rosa, erbe, fruttata estiva, pesca e melone, tropicale, kiwi  frutto della passione e mango, agrumi, pompelmo arancia e limone, e resina di pino. E’ percepibile anche una leggera speziatura e una nota mielata. 

Dal corpo leggero e rotondo e dalla carbonatazione media, al palato si presenta con note di malto caramellato immediatamente seguito dall’ amaro prorompente dei luppoli che donano un sapore aromatico e floreale già rilevato all’ olfatto.

I malti impiegati nella ricetta sono: Spring Blend, Cara e Crystal Malts. 

Finale secco e amaro. Una birra decisamente luppolata, fresca e beverina, dissetante, in perfetto stile American Pale Ale.




Prodotta da Brewdog
Gradi alcolici 3,8% vol.
Colore Bionda
Tipo di fermentazione Alta
Temperatura di servizio 7 gradi
Famiglia birraria Ale
Stile birrario American Pale Ales  

sabato 20 luglio 2013

“CLAMOROSO AL CIBALI!”




13 Luglio, ore 18:00.

“Chiamami quando puoi sono a Bibbiena”

L’sms sul telefono mi ha fatto subito pensare che potesse essere successo qualcosa.
Ma cosa?
 La curiosità non ha il tempo di elaborare tante conclusioni visto che chiamo subito Carlo che mi riferisce l’inaspettata notizia. “Ho parlato con quelli dell’organizzazione. Ci hanno fatto i complimenti! SIAMO ARRIVATI TERZI!!
Come il gradino più basso di un podio possa essere motivo di dispiacere o di rammarico (in questo caso) non lo capisco proprio!
La notizia è per noi come un lampo a ciel sereno. Inaspettata tanto quanto straordinaria!




Ma andiamo per ordine.

Da settimane oramai, in occasione dei nostri consueti ritrovi del sabato mattina e non solo, parliamo di Birbiena 2013, importante manifestazione legata al mondo della birra artigianale.

Le frasi più ricorrenti durante tali discussioni sono: -”che birrifici ci saranno?”-”ah, quest’anno di certo non possiamo non andare a farci una bella degustazione”-”Sì, ma…. cosa vogliamo sentire? IPA, Stout, Porter, Bitter…. Dobbiamo decidere prima, mica possiamo andare lì e pensare di riuscire  in un pomeriggio o in una sera a sentire tutto! (frase molto molto molto molto provocatoria)”-“Già…e per tornare? Non possiamo trasferirci a tempo indeterminato a Bibbiena, chi è lo sfigato che dovrà guidare?”-…..
Poi arriva l’idea… “Sentite, ma perché non portiamo una nostra birra al “Concorso Homebrewes"?
Si tratta di un concorso di birre prodotte home-made da chi professionista non è, da chi fa birra per passione all’interno delle proprie mura domestiche. E’ il concorso che fa per noi. Stile libero, modalità di preparazione libera.
Dai… Andiamo… Ma che ce ne frega poi di metterci la faccia nel caso la competizione si riveli un disastro? (A Bibbiena, pensiamo ad alta voce, chi c….o ci conosce?)”
L’occasione è l’ideale per poter far sentire uno dei nostri prodotti a qualche fino palato, a chi di se ne intende, a dei veri e propri sommelier della birra (visto che il concorso prevede la valutazione da parte di una giuria tecnica e qualificata, oltre ad esserci anche un premio assegnato da una giuria popolare di utenti con poca esperienza di degustazione).
Prendiamo quindi la decisione di partecipare come se il concorso fosse per noi un esame di formazione (anzi direi un vero e proprio esame di correzione), un necessario step di miglioramento, fiduciosi del fatto che la giuria tecnica possa, attraverso la comprensione dei difetti della nostra birra, indicarci quali possano essere stati i problemi che li hanno scaturiti e, di conseguenza, illuminarci sulle soluzioni da adottare.



"Ok (dilemma)…. ma quale birra portare?????"
 Delle birre in nostro possesso al momento nessuna infatti ha completato, perlomeno in base alla nostra pianificazione, la maturazione in bottiglia e poche sono quelle che si avvicinano a tale traguardo; oltretutto tra queste ci sono le Weizein che di certo non sono da far assaggiare (vedi post: ”Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”).
 Siamo costretti a portare la nostra Helles.
Dico ”costretti” perché non si tratta di un prodotto qualunque.
E’ la nostra prima produzione All Grain! Il nostro primo tentativo di birrificare partendo da zero, dal chicco di grano ancora da macinare, con la considerevole complicazione di uno stile di birra realizzato a bassa fermentazione!
Una birra che scaturisce in noi allo stesso tempo un sentimento di affetto ed uno di paura, di insicurezza.
E voglio ribadire nuovamente ”costretti” anche perché ‘sta birra...........................ci piace…………………………..….ma ci piace un sacco!
Delle birre che abbiamo assaggiato il sabato precedente alla decisione (test-day 29/06), questa è stata forse quella che ci ha più colpito (anche se, personalmente, non ho provato il ben che minimo dispiacere nel sorseggiare anche la nostra blanche).
Privarsene di un litro intero ci da, ancor prima di farlo, la sensazione di un triste distaccamento.
Ci sentiamo un po’ come dei traditori anche se il rendersi conto che potrebbe essere una giusta causa un po’ ci rinfranca.


IL prodotto non deve essere etichettato ma accompagnato da un foglio con l’indicazione della tipologia, il nome del produttore, la ricetta seguita o le materie prime utilizzate e, se si vuole, da una breve descrizione.




E’ il venerdì della settimana precedente alla manifestazione.

Compiliamo il tutto e partiamo!

Portiamo le nostre due bottiglie da 0,50l ad Arezzo, presso un’agenzia turistica indicata come uno dei luoghi ufficiali di consegna/ritiro dei prodotti.




Trovata l’agenzia (con non poche difficoltà, anzi… a dirla tutta…..per trovarla avremo girato a piedi attorno ad un solo isolato almeno per una mezz’oretta) decidiamo di non tornare subito a casa ma di fermarci in un negozio (di birre, chiaramente) che avevamo prima adocchiato e che ci aveva molto ispirato.



Tanto è vero che una dolorosa separazione può essere dimenticata in fretta solo con una rapida riconciliazione, quanto è vero che il degustare un paio di birrette artigianali ci è sembrato metaforicamente essere una sorta di riavvicinamento a quel mondo che ritenevamo dentro di noi di aver tradito, di non aver rispettato.




Dopo tempo, in macchina per la strada del ritorno, ci viene un pensiero: ”...ma se nessuno di noi tre potesse andare sabato 13/07 a Bibbiena ad assistere al concorso e se, per un non so quale motivo, l’organizzazione avesse la necessità di contattarci…. Come fa??” solo in quel momento ci eravamo resi conto che sul foglio consegnato ore prima assieme alla birra gli unici riferimenti che comparivano erano; “Forti Carlo (Quei Citti)”. 
Nessun indirizzo mail.
Nessun numero di telefono.
Non una menzione a paesi o lughi.

Ecco, in quell’istante ci siamo sentiti dei veri cretini.

Fortunatamente alla manifestazione Carlo ha la possibilità di partecipare e di renderci noto il risultato.

3° classificati su una ventina di partecipanti, "...clamoroso al cibali!!!!"



 



giovedì 18 luglio 2013

PUNK IPA


“We are proud to be an intrepid David in a desperate ocean of insipid Goliaths” (Siamo orgogliosi di essere un intrepido Davide in un disperato oceano di insipidi Golia), “Our beers are in no way commercial or mainstream” (Le nostre birre non sono in alcun modo commerciali o tradizionali), “We are proud to be an alternative” (Siamo orgogliosi di essere un’alternativa). Con questi nobili proclami si presenta sul suo sito il birrificio scozzese più amato, odiato, discusso, apprezzato, ma, senza ombra di dubbio, più chiacchiarato del momento.
Questa punk ipa è una rivisitazione in chiave moderna della indian pale ale da parte del birrificio scozzese.
A volte basta leggere il nome sull’etichetta di una birra per capirne il suo carattere. Estrema, sconsiderata, fuori dalle righe e con un’innata voglia di violazione delle regole…ecco come definirei la Punk IPA della Brewdog!
Il suo aspetto, un giallo carico con schiuma bianca abbondante e persistente, può farla sembrare una normalissima birra, ma il vero “punto di forza” è il suo aroma che, a mio parere, la rende riconoscibile anche ad occhi chiusi. Appena la si avvicina al naso la prima sensazione (sconvolgente) che si ha è quella di un succo di frutta ai gusti tropicali, si alternano aromi di pompelmo, agrumi, kiwi e passion fruit con un finale di luppolo fresco. Il suo sapore è pieno, fresco, secco ed appagante con note che variano da un dolce biscottato iniziale, sentori agrumati nel mezzo ed un finale aggressivo di luppolo amaro. E’ sicuramente una birra molto particolare, non per tutti, ma neanche per pochi…il suo aroma ed il suo sapore ti portano ad odiarla o ad amarla.
Va ad insinuarsi in una “nicchia nella nicchia”, nel senso che tende ad estremizzare una tipologia di birra (le IPA) già di per sè riservata ai soli appassionati del genere, diventando così una birra di culto solo per coloro che la apprezzano a pieno.
Malti usati: Maris Otter
Luppoli neozelandesi

Viene venduta sia in formato bottiglia (33cl) che in formato lattina (33cl)

PREZZO:
4€

FORMATO:


33cl

TIPOLOGIA:
Ale

STILE:
India Pale Ale (IPA)

BICCHIERE CONSIGLIATO:

Pinta


GRADI ALCOLICI:

6%

TEMPERATURA DI SERVIZIO: 

8°C
Acquistata presso  Indrobeer ad Arezzo

mercoledì 10 luglio 2013

STILI BIRRE



LAGER:
Quando parliamo di LAGER stiamo parlando di birre a bassa fermentazione, e quindi birre fermentate a basse temperature. Le birra Lager sono nella maggior parte dei casi delle birre chiare, ma è bene ricordare che esistono anche delle lager scure.
Alla categoria delle Lager appartengono le birre Pilsner , Helles , Märzen , Bock e Schwarzbier.

ALE:
Le ALE al contrario delle Lager sono invece delle birre che vengono fermentate ad alte temperature e la fase di fermentazione si conclude quindi in minor tempo. 
A questa categoria appartengono molti stili di birra, in prevalenza birre provenienti dalla Gran Bretagna e dal Belgio, non mancano però ale di altri stati.
Appartengono alla famiglie delle Ale: Bitter, Mild Ale, I.P.A., Scottish e Irish ale, e le scurissime Porter e Stout.
Dal Belgio derivano invece le Trappiste le birre d' Abbazia , le Belgian Strong Ale, di cui fanno parte le Dubbel, Tripel e le Dark Strong Ale.
Anche in Germania possiamo trovare due ale tipiche che sono le Altbier di Düsseldorf e le Kölsch di Colonia.
Fanno parte delle ale anche le birre di frumento, birre tipicamente tedesche come le Weizen, o le Blanche dette anche wit provenienti dal Belgio.
Queste elencate sono comunque solo le più famose tipologie di birra presenti nel mondo, per farvi un' idea di quante ve ne sono, cliccate nel link sottostante

Schema stili birra





domenica 7 luglio 2013

TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO!!



"...tanto va la gatta al lardo...che ci lascia lo zampino!..."
Eh sì, nessuna altra espressione può descrivere così bene il rischio di fare cose al di sopra delle evidenti possibilità senza rischiare o, peggio ancora, subire nefaste conseguenze!

La nostra insaziabile sete (nello stretto, vero e proprio, senso del termine) di birra, di produrre e sperimentare ci ha portato a tentare l’impossibile.
Da buoni giovani bradipizzati (termine di cui la generazione “ vanta”, ingiustamente, il vessillo), nostro obiettivo ufficiale diventa quello di massimizzare i nostri sforzi!
Decidiamo di portare all’estremo le possibilità del nostro piccolo impianto di produzione; non produrre i canonici 22-23 litri per cotta ma sfruttare ogni millimetro quadrato del volume dei fermentatori e spingerci sino alla soglia dei 27-28 litri!!


Risultato?

Come nelle storie più belle…. Ahimé, un disastro!

L’occasione è stata quella della produzione del secondo lotto di Weizen dello scorso 4 maggio.
Rimodulata, adattata alle più elevate quantità (con non poche difficoltà) la ricetta precedentemente sperimentata per un’altra produzione di birra nello stesso stile –sfruttando, da buoni mastri birrai, il lievito già attivato e raccolto sul fondo di un altro tino di prodotto al frumento-, rimaniamo stupiti del fatto che né in cottura, né in bollitura come neanche in raffreddamento troviamo evidenti problemi. “E’ fatta! Possiamo tranquillamente avere più elevate ambizioni di produzione!”; questo ciò che abbiamo pensato con il sorriso stampato sulle labbra sino alla verifica della’avvenuto start della fermentazione.
Lo scenario che si è presentato al momento di questa verifica (la mattina del giorno dopo) è stato catastrofico!

La fermentazione era partita......… sì.......… TROPPO!


 
Lo sperato, confortevole, piacevole rumore del gorgogliatore che mi aspettavo di sentire all’ingresso del  “bunker”  ha lasciato in un attimo spazio allo stupore ed all’incredulità per ciò che mi si è presentato davanti agli occhi!
Una vera e propria esplosione di lievito fuoriuscito dal tino!
Una eruzione in grande stile!
Degna dei più catastrofici film hollywoodiani!



Ca…o! Troppo piccolo questo cavolo di fermentatore!”Ho pensato nel momento.

No, troppo ingordi noi!Mi sono corretto subito dopo (pensando che il piccolo secchio di plastica, poveretto, poteva avere come sua unica colpa, se di colpa si può parlare, quella di esser malauguratamente finito sotto le nostre grinfie!)

Il tappo del contenitore non sembrava essere diventato altro che un invitante, irrinunciabile, banchetto per batteri e aggressivi lieviti selvaggi!

Coscienti del fatto che oramai la ” frittata era fatta” decidiamo comunque di provare a portare a termine la fermentazione.

Dopo aver, delicatamente e con strumenti sanitizzati, pulito tutto il fuoriuscito rinviamo eventuali altre valutazioni al momento dell’imbottigliamento; cosa che facciamo come da programma due settimane dopo.

Nel tempo intercorso tra la brutta scoperta e l’imbottigliamento, un po’ per sdrammatizzare ed un po’ per divertimento, decidiamo di battezzare la birra con un nome che facesse riferimento all’accaduto. Anche se le etichette erano già pronte – con su scritto semplicemente “Weizen”- mettiamo quindi ai voti 3 scelte (con il pensiero che una qualche giustizia divina, presa coscienza della nostra buona volontà e disponibilità anche a buttar via etichette e lavoro già fatto, ci aiutasse nel fare il miracolo di recuperare l’irrecuperabile) .
 Ecco i nomi candidati:
  • Eyjafjöll (nome del vulcano islandese che nel 2010 bloccò il traffico aereo di mezza Europa!!),
  • Krakatoa (nome di uno dei più famosi vulcani indonesiani, ritenuto uno dei più potenti al mondo)
  • 9IEV (IEV indica l’Indice di esplosività vulcanica  -in inglese Volcanic Explosivity Index (VEI)-, in base al suo grado definisce la violenza di una eruzione; la scala ha come massimo valore il 9 "Fish Canyon", eruzione "mega-colossale", storicamente accaduta –forse- una sola volta circa 27 milioni di anni fa.).

 
 
 
Arriviamo quindi a Sabato 29 Giugno.
Come dei trepidanti atleti che ai blocchi di partenza “bruciano” lo sparo del via, decidiamo di anticipare i tempi previsti per assaggio e verifica della maturazione.
Passate infatti appena 6-7 settimane, come sempre all’occasione di una nuova brasatura -nel caso specifico di una bionda belga-, assaggiamo.
Al momento dell’apertura della bottiglia non abbiamo brutte sorprese (diversi tipi di infezioni si manifestano anche con la pazza fuoriuscita della birra al momento della depressione dovuta alla stappatura).
 
Primo giudizio visivo ed olfattivo:
Colore ok;
Schiuma ok;
Carbonazione visiva ok;
Non sono presenti sgradevoli odori;
 
 “…Ma stai a vedere che…”(abbiamo tutti pensato dentro di noi, non facendone però scaramanticamente parola)
 
 
All’assaggio:
Sapore: difficile descrivere, immediatamente un sapore floreale, di fiori (ma non nel senso piacevole del termine!),  subito dopo acido (un sapore simile allo yogurt, sì ma andato a male!)!
Corpo: per quel poco che abbiamo avuto modo di sentire (prima di svuotare la bottiglia giù per la grata delle fogne), inesistente.
Così sono svanite tutte le nostre speranze di poter recuperare il prodotto (anche a totale conferma che,  in quanto a dimostrazioni di esistenza, le divine giustizie ne hanno ancora di strada da fare…).
 
 

 

venerdì 5 luglio 2013

Come iniziare a fare birra




Per iniziare a fare la birra dobbiamo acquistare un kit fermentatori da uno dei 3 siti di riferimento che sono:

  1. BIRRAMIA
  2. MR-MALT
  3. PINTA


Gli oggetti fondamentali per birrificare sono:

  • Fermentatore chiusio da lt 32 o maggiore con tappo ermetico e rubinetto
  • Termometro adesivp a cristalli liquidi per verificare la temperatura del fermentatore
  • Prodotto sterilizzante ( metabisolfito di potassio)
  • Densimetro e Cilindro da test 
  • Sterilizzatore per bottiglie
  • Mestolo plastica atossica
  • Asta di travaso con valvola per il riempimento delle bottiglie
  • Pentola capiente ( almeno 10 litri )
  • Gorgogliatore
  • Dosatore per zucchero
  • Scolabottiglie da 80 posti


Il nostro consiglio è di acquistare il kit con 2 fermentatori da 32 litri che vi da la possibilità di effettuare travasi intermedi per migliorare il prodotto finale e rendere una birra più limpida.

Insieme al kit vi verrà fornito una confezione di malto luppolato a scelta tra quelli elencati per produrre i vostri primi 23 litri di birra.


Un video corso velocissimo su come preparare un birra con kit da estratto luppolato è qui sotto, ma oltre a questo video bisogna fare un pò di approfondimento su altre questioni fondamentali che riguardano l'homebrewing





giovedì 4 luglio 2013

Che cos'è la birra ?
















Lo scopo di questo blog non è soltanto di far conoscere la nostra attività ma di permettere a chiunque si avvicini per la prima volta al mondo della birra artigianale di approfondirne la conoscenza. Non ci rivolgiamo soltanto agli esperti degustatori ma anche a chi, abituato al classico “pizza e Moretti”, abbia deciso di andare oltre e provare qualcosa di nuovo. Per questo vogliamo iniziare il nostro viaggio nell’universo birraio dalle basi. Che cosa è la birra? Come viene prodotta?

La birra è prodotta a partire dai cereali. Ognuno di essi può essere utilizzato nel processo produttivo: frumento, avena, farro, riso etc. Il cereale più usato è l’ORZO. Talvolta, in quantità ridotte, i cereali possono essere utilizzati allo stato grezzo, senza bisogno di ulteriori trattamenti. La base di ogni birra però è il cereale maltato: il MALTO. In cosa consiste la maltazione? Trattasi di un lungo procedimento durante il quale i chicchi vengono fatti germogliare, sono poi essiccati ed infine tostati. (per un approfondimento ulteriore potete consultare il link (http://www.microbirrifici.org).

Il malto più usato è, come detto, quello di orzo che costituisce la base di tutte le birre. Poi, a seconda delle ricette e del tipo di birra che si desidera produrre, sono aggiunti tipi di malto differenti o porzioni di cereali non maltati. Quando siete in un locale, ecco quindi una domanda da evitare: “ce ne avete una senza orzo?”

Dopo essere stato macinato, il malto è cotto in acqua a diverse temperature a seconda della ricetta e con tecniche che possono anche variare (vedi l’infusione) ma che hanno come risultato finale comune quello di estrarre dai grani gli zuccheri. Otteniamo quindi il MOSTO che, dopo essere stato filtrato dei grani, viene portato ad ebollizione. E’ in questa fase che entra in gioco il LUPPOLO. Cosa essere luppolo?? Il luppolo è una pianta della stessa famiglia della Cannabis (non fumatelo, non possiede il famoso THC) la quale verso la fine dell’estate produce degli strani fiori a forma di ghianda. 
Questi, una volta essiccati, sono lasciati a bollire nel mosto, conferendo alla birra l’amaro e una buona quantità di aromi. Hanno anche il pregio di possedere proprietà anti-settiche.
Durante la fase di bollitura il birraio può decidere di aggiungere alla sua creazione ingredienti particolari. Miele, spezie, aromi e qualsiasi altra cosa bizzarra possa saltargli in mente (di questi tempi se ne sentono di tutti i colori). 
Il procedimento si conclude con l’aggiunta dei LIEVITI. Attenzione! Questi non hanno nulla a che fare con il comune lievito del pane, anche se chiamato ingannevolmente “lievito di birra”. Sono ceppi selezionati che variano a seconda del tipo di birra che si desidera produrre. Il mosto così ottenuto sarà lasciato fermentare in attesa che si trasformi in nettare prezioso.
 
Volendo ricapitolare: gli ingredienti fondamentali di una birra sono quindi acqua, malto d’orzo, luppolo e lieviti. E’ questa una descrizione alquanto sommaria, che lascia spazio ad ulteriori approfondimenti e precisazioni ma che basta a rendere l’idea del prodotto e ad evitare imbarazzanti gaffe.