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giovedì 19 giugno 2014

American Brown Ale

Settimana scorsa,in una giornata torrida,abbiamo fatto il nostro dovere di birrai.
In programma ,c'era l'imbottigliamento della nostra ultima creazione,una English IPA,che ora e' imbottigliata ed in maturazione a temperatura di 20° .Al momento del travaso finale,ci ha dato ottime sensazioni,ottima attenuazione,ottimo odore,dato l'utilizzo di luppoli inglesi con l'aggiunta di cascade in dry hop...... Avevamo l'acquolina in bocca, sentire quei profumi inebrianti,ci ha obbligato ad assaggiarne un goccio dal densimetro,per sentire come si comportava la nostra "vera IPA" sul palato ....molto interessante..attendiamo con frenesia la completa maturazione...
Approfittando di un'oretta e mezza che ci era rimasta libera,ci siamo dati all'etichettatura della nostra American Brown Ale..












Etichetta semplice ,ma bellissima,con l'immagine del nostro bel paese.
La sera naturalmente,ci siamo dovuti trovare per una degustazione.....

ottima birra,equilibrata,schiuma bella e persistente,,con la nota tostata dato dall'utilizzo del malto chocolate e con i luppoli americani che danno un sapore ed un odore eccezionali..
E bravi Quei Citti!!!

domenica 7 luglio 2013

TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO!!



"...tanto va la gatta al lardo...che ci lascia lo zampino!..."
Eh sì, nessuna altra espressione può descrivere così bene il rischio di fare cose al di sopra delle evidenti possibilità senza rischiare o, peggio ancora, subire nefaste conseguenze!

La nostra insaziabile sete (nello stretto, vero e proprio, senso del termine) di birra, di produrre e sperimentare ci ha portato a tentare l’impossibile.
Da buoni giovani bradipizzati (termine di cui la generazione “ vanta”, ingiustamente, il vessillo), nostro obiettivo ufficiale diventa quello di massimizzare i nostri sforzi!
Decidiamo di portare all’estremo le possibilità del nostro piccolo impianto di produzione; non produrre i canonici 22-23 litri per cotta ma sfruttare ogni millimetro quadrato del volume dei fermentatori e spingerci sino alla soglia dei 27-28 litri!!


Risultato?

Come nelle storie più belle…. Ahimé, un disastro!

L’occasione è stata quella della produzione del secondo lotto di Weizen dello scorso 4 maggio.
Rimodulata, adattata alle più elevate quantità (con non poche difficoltà) la ricetta precedentemente sperimentata per un’altra produzione di birra nello stesso stile –sfruttando, da buoni mastri birrai, il lievito già attivato e raccolto sul fondo di un altro tino di prodotto al frumento-, rimaniamo stupiti del fatto che né in cottura, né in bollitura come neanche in raffreddamento troviamo evidenti problemi. “E’ fatta! Possiamo tranquillamente avere più elevate ambizioni di produzione!”; questo ciò che abbiamo pensato con il sorriso stampato sulle labbra sino alla verifica della’avvenuto start della fermentazione.
Lo scenario che si è presentato al momento di questa verifica (la mattina del giorno dopo) è stato catastrofico!

La fermentazione era partita......… sì.......… TROPPO!


 
Lo sperato, confortevole, piacevole rumore del gorgogliatore che mi aspettavo di sentire all’ingresso del  “bunker”  ha lasciato in un attimo spazio allo stupore ed all’incredulità per ciò che mi si è presentato davanti agli occhi!
Una vera e propria esplosione di lievito fuoriuscito dal tino!
Una eruzione in grande stile!
Degna dei più catastrofici film hollywoodiani!



Ca…o! Troppo piccolo questo cavolo di fermentatore!”Ho pensato nel momento.

No, troppo ingordi noi!Mi sono corretto subito dopo (pensando che il piccolo secchio di plastica, poveretto, poteva avere come sua unica colpa, se di colpa si può parlare, quella di esser malauguratamente finito sotto le nostre grinfie!)

Il tappo del contenitore non sembrava essere diventato altro che un invitante, irrinunciabile, banchetto per batteri e aggressivi lieviti selvaggi!

Coscienti del fatto che oramai la ” frittata era fatta” decidiamo comunque di provare a portare a termine la fermentazione.

Dopo aver, delicatamente e con strumenti sanitizzati, pulito tutto il fuoriuscito rinviamo eventuali altre valutazioni al momento dell’imbottigliamento; cosa che facciamo come da programma due settimane dopo.

Nel tempo intercorso tra la brutta scoperta e l’imbottigliamento, un po’ per sdrammatizzare ed un po’ per divertimento, decidiamo di battezzare la birra con un nome che facesse riferimento all’accaduto. Anche se le etichette erano già pronte – con su scritto semplicemente “Weizen”- mettiamo quindi ai voti 3 scelte (con il pensiero che una qualche giustizia divina, presa coscienza della nostra buona volontà e disponibilità anche a buttar via etichette e lavoro già fatto, ci aiutasse nel fare il miracolo di recuperare l’irrecuperabile) .
 Ecco i nomi candidati:
  • Eyjafjöll (nome del vulcano islandese che nel 2010 bloccò il traffico aereo di mezza Europa!!),
  • Krakatoa (nome di uno dei più famosi vulcani indonesiani, ritenuto uno dei più potenti al mondo)
  • 9IEV (IEV indica l’Indice di esplosività vulcanica  -in inglese Volcanic Explosivity Index (VEI)-, in base al suo grado definisce la violenza di una eruzione; la scala ha come massimo valore il 9 "Fish Canyon", eruzione "mega-colossale", storicamente accaduta –forse- una sola volta circa 27 milioni di anni fa.).

 
 
 
Arriviamo quindi a Sabato 29 Giugno.
Come dei trepidanti atleti che ai blocchi di partenza “bruciano” lo sparo del via, decidiamo di anticipare i tempi previsti per assaggio e verifica della maturazione.
Passate infatti appena 6-7 settimane, come sempre all’occasione di una nuova brasatura -nel caso specifico di una bionda belga-, assaggiamo.
Al momento dell’apertura della bottiglia non abbiamo brutte sorprese (diversi tipi di infezioni si manifestano anche con la pazza fuoriuscita della birra al momento della depressione dovuta alla stappatura).
 
Primo giudizio visivo ed olfattivo:
Colore ok;
Schiuma ok;
Carbonazione visiva ok;
Non sono presenti sgradevoli odori;
 
 “…Ma stai a vedere che…”(abbiamo tutti pensato dentro di noi, non facendone però scaramanticamente parola)
 
 
All’assaggio:
Sapore: difficile descrivere, immediatamente un sapore floreale, di fiori (ma non nel senso piacevole del termine!),  subito dopo acido (un sapore simile allo yogurt, sì ma andato a male!)!
Corpo: per quel poco che abbiamo avuto modo di sentire (prima di svuotare la bottiglia giù per la grata delle fogne), inesistente.
Così sono svanite tutte le nostre speranze di poter recuperare il prodotto (anche a totale conferma che,  in quanto a dimostrazioni di esistenza, le divine giustizie ne hanno ancora di strada da fare…).
 
 

 

venerdì 5 luglio 2013

Come iniziare a fare birra




Per iniziare a fare la birra dobbiamo acquistare un kit fermentatori da uno dei 3 siti di riferimento che sono:

  1. BIRRAMIA
  2. MR-MALT
  3. PINTA


Gli oggetti fondamentali per birrificare sono:

  • Fermentatore chiusio da lt 32 o maggiore con tappo ermetico e rubinetto
  • Termometro adesivp a cristalli liquidi per verificare la temperatura del fermentatore
  • Prodotto sterilizzante ( metabisolfito di potassio)
  • Densimetro e Cilindro da test 
  • Sterilizzatore per bottiglie
  • Mestolo plastica atossica
  • Asta di travaso con valvola per il riempimento delle bottiglie
  • Pentola capiente ( almeno 10 litri )
  • Gorgogliatore
  • Dosatore per zucchero
  • Scolabottiglie da 80 posti


Il nostro consiglio è di acquistare il kit con 2 fermentatori da 32 litri che vi da la possibilità di effettuare travasi intermedi per migliorare il prodotto finale e rendere una birra più limpida.

Insieme al kit vi verrà fornito una confezione di malto luppolato a scelta tra quelli elencati per produrre i vostri primi 23 litri di birra.


Un video corso velocissimo su come preparare un birra con kit da estratto luppolato è qui sotto, ma oltre a questo video bisogna fare un pò di approfondimento su altre questioni fondamentali che riguardano l'homebrewing